CENNI STORICI
Bernalda si chiamò anticamente Camarda e conservò questo nome fino alla fine del secolo XV, quando il nuovo feudatario, Bernardino de Bernaudo, segretario di stato di Federico di Aragona, volle ribattezzarla col proprio nome: Bernauda. Il nome andò trasformandosi nel sec.XVII in ''Terra bernaudi'' e un secolo più tardi si chiamo definitivamente Bernalda. Camarda sorse certamente nel sito che si sviluppa tra la chiesa di San Donato e la chiesa della Madonanna degli Angeli.
Resti dell'antica Camarda sono stati testimoniati nel corso dei secoli da scavi occasionali. Fu signore di Camarda nel 1090 Guaimario, un normanno discendente di Roberto Guiscardo. Riccardo di Camarda, nel 1278, teneva il feudo che aveva fatto parte dei beni di pietro Beaumont (gran cancelliere maestro dei razionali della regina Curia), feudo assegnato in dote alla figlia Margherita in occasione delle nozze con Giovanni di Monteforte, consaguineo di Carlo d'Angiò.

Tra il 1300 e il 1450 il feudo fu tenuto da Pietro Tempesta e Bertrando del balzo e risultò quasi del tutto distrutto a seguito del terremoto del 1378.
Progressivamente spopolatosi dopo l'età angioina, il feudo fu assegnato sul finire del sec.Xv a Berardino de Bernaudo che vi costruì il castello, forse sulle rovine della precendente fortezza normanna. Qui sorse il nuovo insediamento urbano, che, su indicazione dello stesso de bernaudo si articolò su un reticolo di sette strade parallelle tagliate da altrettante strade perpendicolari, secondo lo schema del VI Romano. La città fu cinta di mura turrite, ancora oggi in parte leggibili. Il ''Borgo nuovo'' si sviluppo sul finire del 1700, ricongiungendo la piazza dell'antica Porta Maggiore con il convento di S.Antonio che i francescani Minori Riformati avevano edificato nel 1614.
Nel giro di pochi anni, fino alla metà dell'800, l'edificazione urbana si estetse fino al convento di S.Francesco dei frati Conventuali, costruito nel 1601. Nel maggio 1799 la città assistette alla messa celebrata dal Cardinale Fabrizio ruffo nella Chiesa Madre, prima che il cosidetto ''Cardinale Rosso'' sferrasse il suo attacco definitivo ai rivoluzionari di Matera e Altamura che avevano aderito al programma dell'infelice Repubblica partenopea.
Numerosi bernaldesi cospirarono per l'unità d'Italia già nel 1820 e nel 1848 dettero vita a giornate epiche di rivolta contro l'ordine barbarico, soprattutto nella rivendicazione delle terre demaniali e per la definizione dei confini comunali. Numerosi cittadini del 1860 aderirono agli appelli di Garibaldi e seguirono il generale nelle battaglie del Volturno e della Bazzecca. Dopo l'unità d'Italia e la lunga e cruenta stagione del brigantaggio, l'emigrazione verso le Americhe falcidiò i settemila abitanti che popolavano la città.
 
Un lungo contenzioso, aperto nel 1520 con i frati dell'Abbazia di montescaglioso e poi con quest'ultimo Comune, ha caratterizzato secoli di conflitti giudiziari non privi di scontri armati. La secolare lite si è conclusa nel 1878 con una ricomposizione dei confini e dei demani, mentre il territorio si arricchiva nel 1933 della frazione di Metaponto, appartenuta in precedenza ai comuni di Montescaglioso e Pisticci.
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